Archivio per ‘Parole’





On Writing

19 Marzo 2010

Dopo mesi di abbandono ho deciso di tornare ad utilizzare il mio blog per vari motivi. Prima di tutto ho voglia di scrivere, mi fa sentire vivo ed è uno dei pochi momenti in cui sento di non perdere tempo. Che scriva storie, recensioni o giudizi non ha importanza. L’importante è scrivere.
Seconda cosa mi piace molto esprimere un giudizio su tutto ciò che mi interessa, e mi riferisco alle mie passioni principali, ovvero i film, i libri e videogiochi. Rispetto al precedente blog quindi non ci saranno post con riflessioni particolari o stati d’animo e cosa del genere; ho intenzione più che altro di utilizzare il mio blog come un grande archivio personale, visibile a tutti, con pareri e impressioni su ciò che mi circonda e mi appassiona.
Magari arricchirò il blog con nuove sezioni e nuovi argomenti ma tutto sarà comunque sempre inerente alle mie passioni, ognuna delle quali non può prescindere dalla scrittura. Ecco il motivo della voglia di tornare ad utilizzare il blog e la decisione di cambiargli nome. Perchè questo sarà un blog incentrato sulla scrittura.
On Writing.
PM





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The Apologist – R.E.M.

7 Novembre 2008

Mi dispiace tanto, per tutto quanto.
La gente mi guarda diffidente.
Mi dispiace. Mi dispiace tanto.
Non è facile, non è facile per niente.
Ma quando è tutto finito, quando il sole tramonta, io vengo qui.
Nessuno mi può ascoltare, nessuno tranne te.
Tu mi ascolti. Tu lo sai che sono dispiaciuto.
Purtroppo non posso fare altro. La mia vita è semplice, mi dispiace tanto.
Vengo qui al tuo cospetto. Mi inginocchio davanti a te, e ti chiedo scusa.
Sono dispiaciuto. Non posso fare altro. La mia vita è così.
Le mie ginocchia sono piegate, la mia testa è china.
Prego perché sono dispiaciuto. Prego per chiederti scusa. Prego per farmi perdonare.
Mi dispiace tanto.
Purtroppo è l’unica cosa che posso fare. E’ l’unica cosa che so fare.
Mi dispiace tanto.
Ora devo andare. Devo riposarmi per domani.
Domani mi aspettano. Come al solito.
Non posso fare altro.
La mia vita è semplice. I miei figli hanno bisogno di mangiare.
E loro mi pagano bene. Ogni giorno.
Ma io sono qui, sono qui a pregare per farmi perdonare.
Ora devo andare. Devo andare dai miei figli.
Tornerò al tramonto, domani. Per chiederti ancora scusa.
Ti chiederò ancora scusa per aver preso un’altra vita innocente.





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Drive – R.E.M.

6 Novembre 2008

Perché sbarri gli occhi? Hai paura?
E loro? Perché si rotolano così? Perché i bambini si rotolano così?
Garda quell’orologio. Non manca molto. Guarda la sua lancetta come gira. Ancora tre giri.
Poi vi porto in macchina.
Magari guiderò un pò, finchè non sarò stufo. E poi vi lascerò a piedi. Cosa ne dici?
Perché non rispondi? Ti piace l’idea?
Secondo me ci state. Tutti e tre, loro non sono poi così grandi.
Guarda l’orologio là sopra. Ancora pochi giri e poi andiamo.
Perché continui a dimenarti?
I nodi sono stretti, non servirà a niente dimenarti. E smettila di sbarrare gli occhi altrimenti ti copro anche il naso.
E’ ora di andare.
Ci state tutti e tre. Il bagagliaio è grande a sufficienza.
Stai ferma. Nessuno ti sta dicendo cosa fare. Sei libera di fare quello che vuoi tesoro.
Dove sono finiti i bambini?
Cristo, sta scappando.
Fermati! Fermati!
Smack – Crack
Vediamo se vi muovete ancora.
Andiamo.





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Lucky – Radiohead

2 Settembre 2008

Lo sentite quel rumore metallico?
Assomiglia ad un fruscio.
In un angolo della stanza c’è l’uomo, ha la testa appoggiata al muro;
è illuminato soltanto dalla luce del frigorifero lasciato aperto.
Sta pensando a lei, come ogni notte.
Conta i giorni che sono passati.
Spera di vederla ancora.
Spera che lei torni a salvarlo.
Oggi doveva essere il loro giorno speciale.
Ma lei non c’è più. Se n’è andata, in silenzio.
Gli ultimi giorni la sua pelle sembrava carta velina marrone. Tutto è successo così in fretta.
L’immagine di lei non lo lascia mai. L’immagine di lei sotto le coperte.
Ancora il fruscio metallico. Assomiglia al rumore di una roulette che gira.
Perché non torna a salvarlo?
Ma ormai niente ha più importanza.
Sta pensando che forse questa notte la fortuna è dalla sua parte.
Sta pensando che forse è arrivato il suo momento.
Oggi doveva essere il loro giorno speciale.
E lei non ritorna.
La luce del frigorifero gli illumina le guance rigate dalle lacrime.
Il suo braccio si alza.
Sente il freddo dell’acciaio e trema.
Con la mano fa ruotare il tamburo della pistola producendo ancora quel fruscio metallico.
C’è un solo proiettile al suo interno.
Forse questa sarà la volta buona.
Forse questa volta sarà fortunato.
Perché oggi doveva essere il loro giorno speciale.





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